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Paese

Dati Generali
Il paese di Oschiri
Oschiri è un Comune della nuova provincia di Olbia- Tempio. Situato a 202 metri sul livello del mare, ai confini del Logudoro e della Gallura. Conta 3749 abitanti. Fa parte della VI Comunità Montana “Monte Acuto". Oschiri sarebbe sorta sui resti di Castra e Luguido e di Oppidum Octi nel periodo medioevale. Il toponimo trae forse la sua origine dal greco òschos (tralcio di vite) con probabile riferimento al dio Bacco.
Il territorio di Oschiri
Altitudine: 73/1023 m
Superficie: 216,07 Kmq
Popolazione: 3749
Maschi: 1855 - Femmine: 1894
Numero di famiglie: 1315
Densità di abitanti: 17,35 per Kmq
Farmacia: Piazza Reg. Elena, 5 - tel. 079 733079
Guardia medica: via Cavour, 10 - tel. 079 733200
Carabinieri: via San Demetrio, 3 - tel. 079 733022

Storia

OSCHIRI altrimenti Oskeri, villaggio della Sardegna nella provincia di Ozieri e capoluogo di mandamento nella prefettura di Sassari. Fu già compreso nel dipartimento di Montacuto del regno di Gallura come abbiamo già accennato in quell’articolo.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40°, 43', 30", e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0°, 1'.

Siede il paese nel piano della valle Limbara-Lérrono a distanza di poco più d’un miglio dal fiume del-l’Elima ad austro, e di due terzi a ponente, coperto dal settentrione e prossimi venti dall’alta mole del Limbara, che sorge colossale sopra la valle esposto al maestrale, al greco ed al libeccio, e poco protetto per i non prossimi rilevamenti del terreno dal levante-sirocco.

Nella stagione invernale il freddo è piuttosto mite, nell’estiva assai forte il calore quando stagna l’aria senza movimento, il che però accade di rado. Il vento predominante è il maestrale, che nel tempo che le messi ingraniscono giova ai contadini e che altre volte, quando è troppa la sua celerità, nuoce alle selve, alle quali rompe i grandi rami: il levante ostinasi spesso, e guai se ciò sia nell’indicata condizione dei campi, perchè allora gli agricoltori vedono diminuito il frutto, e se quell’aria tepida venga opaca di nebbia maligna, l’erbe e i frutti tocchi dalla medesima devonsi avere siccome perduti. Se il levante offende i vegetali non è innocente per i corpi umani. La nebbia assai frequente è densa nell’autunno, ma allora poco dannifica.

Le pioggie sono frequenti nell’autunno, nell’inverno e nella primavera; la neve cade non di rado e copre il suolo, ma ne è pronta la dissoluzione. Le tempeste si arrestano quasi sempre sulla cima del Limbara, ed ivi si disfanno tra tuoni in grandine o in forte acquazzone.

Territorio. Gli oschiresi hanno un’area territoriale assai vasta, già che si può computare non minore di miglia quadrate 70, della quale tre quarti sono in terreno piano, culto e coltivabile, un quarto è piuttosto scabro e proprio soltanto alla selva e al pascolo.

Nella suddetta parte montuosa si comprendono alcune regioni della pendice meridionale del Limbara; quindi verso austro le eminenze che sono appellate Monte-Jona e Giaquidorjos presso ai territori di Alà, Buddusò e Pattada, vale a dire nella catena del Lérrono al suo fianco a maestrale.

Sono dopo queste molti colli di varia forma nella regione australe, non meno di sedici, tra’ quali sono larghissimi spazi; nella regione a ponente le colline di Castra a poco men di due miglia, un’altra alla stessa parte assai prossima al paese, e poi un piccol rialto alla sponda dell’abitato; quindi altre minori verso po-nente-maestro.

Nella regione settentrionale, alla pendice del Limbara, apronsi a ogni parte vene perenni d’acque limpide e salubri, che formano diversi rivi; nella regione meridionale sono piuttosto rare e di minor bontà: in prossimità alla case hansi diverse fontane, da cui molti prendono per una bevanda più salubre. Nell’abitato sono forati molti pozzi, dai quali si attinge per abbeverare le bestie manse e per gli usi domestici, e solo da una attignesi acqua potabile con piccoli vasi di sovero. Il vicario Bua la chiudeva in un piccolo edifizio, perchè gli animali non la insozzassero.

Questo territorio che a una parte è limitato dal Termo, nelle altre è traversato dai principali suoi influenti, e sono

Il fiume Bena, che nasce nella regione orientale di Buddusò a poca distanza dalle prime sorgenti del Tirso, donde procedendo a ponente nella valle siroccale del Lerno raccoglie i rivoli delle acque di quella catena e del territorio di Buddusò che inclinasi in detta valle, quindi a due miglia a levante di Posada volgesi verso tramontana, passa a 3/4 di miglio a levante del paese, e a mezzogiorno del colle di s. Michele, che sorge a’ piè di Limbara, dopo aver ricevuto uno dei rivoli della pendice a maestrale del Lerno si congiunge al rio di Partida proveniente dalle pendici orientali del Limbara e dal rio Elema nato nell’estrema regione meridionale di Monti, e da molte fonti del territorio di Alà, accresciuto dagli altri rivoli delle pendici a maestrale del Lerno, che entrano unitamente nella sua sponda sinistra, e dai rivoli delle pendici meridionali del Limbara, che entrano dall’altra riuniti in tre diversi rivi, uno il fiume di Berchilla, l’altro quello di Otti, il terzo quello del Montacuto.

Questi fiumi intersecano più strade e non hanno alcun ponte; ondechè nei tempi piovosi e dopo i temporali i viaggiatori o debbono arrestarsi, o correr pericolo di annegarsi. E non passa anno che qualche temerario non sia vinto dalla corrente, e non renda dolenti o la sposa o i genitori.

Ne’ secoli romani era un ponte sopra il Partida, che fu rovinato da tempo immemorabile, e fu riconosciuto, non sono molti anni, dopo una grossa piena per lo sterramento operato dalla corrente, nel luogo del guado, che diceasi Bad-e-ponte (guado del ponte). Esso era nella linea di una delle grandi strade centrali, cioè di quella che da Cagliari mettea capo in Olbia, se pure l’altra che andava al porto di Tibula non si congiungeva con questa nel notato ponte, e continuava con la medesima sino a Nurvara per volgersi da quel punto nel settentrione. Sopra i fondamenti romani forse si rileverà fra non molto il ponte, sul quale corra la strada da Sorres per Moras e Oscheri a Terranova o al porto degli aranci, dove il governo ha disegnato di porre una colonia e aprire un porto alla comodità de’ commerci.

Un po’ al dissotto del guado di Partidas l’alveo del fiume si fa più profondo e formasi la piscina Càcari lunga quasi un quarto di miglio, larga 25 passi, dove abbondano anguille, trote, saboghe e pesci di piccola squama, muggini ecc. Siccome gli oschiresi non hanno nè reti, nè barche, però poco è il profitto che traesi dalla pesca.

Questo fiume ne’ calori dell’estate è interrotto nel suo corso, e lascia qua e là de’ pantani, onde esala una nociva infezione.

Qui non lascierò di indicare alcune altre fonti di miasmi nelle paludette prossime al paese, dalla corruzione delle quali accrescesi il vizio dell’aria. È facile il prosciugarle, colmandole o aprendo uno scolo alle alluvioni, e avrebbesi da questa operazione un notevole vantaggio, perchè l’aria respirabile sarebbe meno impura e crescerebbe la superficie agraria.

L’oschirese ha grandi regioni coperte di ghiandiferi, nelle quali predominano i lecci ed i soveri mescolati a varie specie. Le due prime danno abbondantissima pastura a molti armenti di porci, la seconda comincia a dar lucro per la corteccia; le filiree somministrano travi e materiale per varie opere; il frassino è frequente e porge ai coloni la materia per gli stromenti d’agricoltura; l’olivastro trovasi in tutte parti a grandi dimensioni, ed è di questa specie la pietrificazione mirabile di cui vedonsi gli avanzi in un chiuso prossimo al paese, che nelle pietre delle muriccie ha gran parte dei frantumi del suo tronco e dei rami, e tiene ancora in mezzo un po’ rilevato sul suolo il pedale della stessa pianta. Il ginepro vegeta a piè del Limbara tra il lentisco, il corbezzolo, lo spino bianco; il tasso è raro, non pertanto molti individui si vedono bene sviluppati.

Selvaggiume. Nelle foreste trovansi non rari i cervi e i cinghiali, e ne’ luoghi più elevati anche i muffioni.

Nessun daino si vede pascolare in questi salti, invece sono assai moltiplicate le lepri, le volpi e le martore nelle terre aperte e nei tenimenti, dove han covile nelle chiusure.

Vedonsi uccelli di tutte le solite specie; quei di rapina nidificano nei dirupi e nei boschi principalmente nella regione prossima al pattadese; le pernici sono in ogni parte, come le tortorelle e i colombi volano a grossi stormi. Le fiere e gli uccelli sono ben soventi perseguitati dai cacciatori.

Nelle acque del fiume nuotano varie specie acquatiche, anitre, galline d’acqua ec., e prendonsi anguille e trote in quantità.

Popolazione. Si annoverano attualmente in Oschiri anime 2102, distinte in maggiori maschi 710, femmine 707, e minori maschi 350, femmine 335, distribuite in famiglie o case 455.

I numeri del movimento sono per media di nascite 65, morti 55, matrimoni 22.

L’abitato è di bell’aspetto, le case semplici, ma pulite, e le più strade selciate.

Gli oschiresi sono ben costituiti di membra, di belle forme e di molto vigore, uomini accorti e industriosi, amanti della vita tranquilla e del lavoro, ma vivaci, fermi nel sostenere i propri diritti, e impazienti di ingiuria, e bisogna dire nè pur facili a farne.

In altro tempo non era tanto da lodare ne’ medesimi; ma poichè ebbero la bella sorte di aver paroco un loro compaesano, Giovanni Bua, questi che era di alta intelligenza, amante del progresso, di parlar persuasivo e di animo generoso, così li educò e dal pulpito, e nelle conversazioni private, che emendò il male che eravi da antico tempo radicato, li svezzò dalle male abitudini, tolse le false massime, distrusse i pregiudizi e promosse alla civiltà un popolo che era più pastore che agricola, avanzandolo a tal grado, al quale forse non è giunta alcuna delle novelle città. Verrà in seguito passo passo occasione di rammentar le lodi di questo uomo, e noi lo faremo per render il debito onore al suo merito singolare, e per proporre un esemplare agli altri che nei paesi sono posti maestri di morale e consiglieri.

In conseguenza dello studio degli oschiresi nella professione agraria e principalmente nella pastorale, essi ottengono prodotti notevoli, e vivono una vita agiata. In tanto numero di famiglie, che abbiamo indicato, forse non saran cinquanta quelle che non abbiano un poderetto, un branco; e forse i terzi vivono in certa beata agiatezza, come possono vedere quelli che vi passano e ospiziano. E quanto più risalterà ai loro occhi la differenza, se quindi passino nella prossima terra di Montis, dove regna ancora l’antica barbarie?

Nella foggia di vestire gli uomini addetti al lavoro non si distinguono dagli altri de’ prossimi dipartimenti, e neppur le donne per alcuna particolarità. Esse appajono in pubblico con molta modestia e questa non si dimette neppure tra le ricreazioni più ilari. A velarsi usano quelle che non hanno gran fortuna una gonnella, così come fanno le galluresi, le altre vanno ammantate di seta.

È da forse 50 anni che mancò il costume delle nenie nei funerali.

Limosine d’uso. Non passeremo sotto silenzio una commendevolissima costumanza, che dall’antichità è ancora in tutto il suo vigore, per la generosità di cui sono dotati gli animi di questi paesani.

Quattro volte nell’anno le famiglie più agiate del paese, che sono meno di cento, largheggiano di abbondanti limosine co’ bisognosi del luogo e con gli stranieri che concorrono a partecipare di quella liberalità cristiana; e ricorrono nel giovedì e nel sabato di settimana santa, nella commemorazione dei defunti e nell’ultimo giorno dell’anno.

Nel giovedì santo si panificano per la limosina non meno di starelli quattrocento di grano, e dopo le sacre funzioni si fa la distribuzione. Le donne fanno con molta cura e gran cuore questo lavoro, e godono se il loro pane vantisi più bianco e saporito.

Nel sabato santo la offerta consiste in carni, e per questa si macellano non meno di 260 capi di bestiame nella proporzione seguente, capi vaccini 100, pecorini 100, caprini 40, porcini 20.

Aggiungi una notevole quantità di formaggio, che offresi ai poveri insieme con la carne. La carne e il formaggio mandasi nelle case, sieno ricche o povere.

Nella commemorazione dei defunti il principale articolo di limosina è il pane, e non si manipola niente meno della quantità sunnotata.

Nell’ultimo giorno dell’anno si fa lo stesso dono di pane in copia eguale.

Mentre negli altri giorni non si vede alcuno a domandar limosina da porta in porta, in quelli che ho indicato ne comparisce una gran folla, perchè vengono tutti i miserabili dai vicini paesi, e tra questi non si vergognano più di mostrarsi quei del paese che han bisogno di quel soccorso, massime perchè la limosina chiamasi rigalo.

Non dimenticherò che nel giorno dell’epifania nelle case agiate si fa di semola una focacia larga spesso metri 0,80, e spessa 0,20, la quale si divide in fette per rigalo e per limosina; e che nel giorno della solennità del corpo del Signore i pastori portano nel paese tutto il latte, e dopo averlo quagliato lo distribuiscono parimente in rigalo e in limosina.

Professioni. Sono applicate all’agricoltura non meno di 450 persone, alla pastorizia 220 tra pastori e garzoni, alle arti meccaniche di necessità e di comodo circa 50. Tra’ ferrari sono adesso alcuni che fanno pure de’ lavori fini, e lo stesso deve dirsi dei falegnami; così poichè il prelodato Bua mandò nelle città a impararvi migliori metodi alcuni giovani a sue spese.

Le donne si occupano nella filatura e tessitura, e lavorano delle coperte da letto che han pregio. Anche su quest’oggetto si rivolse l’attenzione del Bua, ed è tutto suo merito se al presente si fa meglio che in addietro.

Amministrazioni. È stabilito in questo paese il tribunale di mandamento con giurisdizione sopra di Tula, e in altro tempo anche sopra di Berchilla e Monti, che sono più prossime a Oschiri, che a Tempio, al quale furono aggiunti questi due luoghi.

Vi fa parimente residenza l’esattore de’ contributi regi e delle dirame comunali di Oschiri e del distretto. Se in altre parti si odono lamenti contro siffatti ufficiali, gli oschiresi più animosi levano più alta la voce credendo i medesimi tanto lungi dal rispondere alle mire benefiche del Sovrano: che anzi sieno il flagello delle comunità, le quali non possono mai ricevere i diritti che loro appartengono, onde avviene che molte opere di pubblica utilità non poterono aver principio o si dovettero sospendere. Egli è per questo che spesso i consigli delle comunità ricorrono, e perchè sien vietate le angarie, e frenata l’avarizia che adopera tutte fraudi a spogliare i miserabili. Le indennità però invano si domandano, perchè soventi costoro, cui si affida il sacro deposito de’ danari pubblici, sono persone che non hanno alcun bene di fortuna, e mancando di fede cagionano gravissimo danno a coloro che si fanno garanti.

Se negli altri luoghi si adoperasse simile diligenza, come è dovere, il governo vedrebbe meglio fruttificare la sua sollecitudine per il miglioramento delle cose, cui è intento. È troppo vero che mancano gli uomini,

o che per una fatalità questi restano a disparte.

La istruzione primaria fu qui finora fatta meglio che in altri luoghi per diligenza dello stesso Bua e di chi gli succedette nella parrocchia e sel propose per esemplare.

La cura della sanità pubblica è affidata a un medico e a due chirurghi serviti da un flebotomo e da un farmacista. Uno de’ chirurghi deve nel distretto attendere alla vaccinazione. Dalla parte dei genitori non si oppone alcuna resistenza a questa salutare operazione, e non pertanto essa soventi è negletta, e ragione della negligenza (ragione disonestissima) si è la dilazione degli stipendi. Questi finalmente si ottengono, e senza merito, perchè si è lasciato di fare il dovere, per cui quello si dà.

In Oschiri dominano nell’inverno i catarri, in estate le gastro-enteritidi, le periodiche perniciose e le dissenterie. Non sono infrequenti le scrofole, la clorosi e il gozzo, sebbene non mai di quella enormità che nelle regioni subalpine rende mostruose molte persone.

I cadaveri, che qui pure si solevano seppellire nelle tombe scavate a più ordini nel pavimento della chiesa, ora si inumano nel campo santo, in sito lontano dalla popolazione di cinque minuti, intorno alla cappella di s. Demetrio. A questa novità resisterono qualche tempo gli oschiresi, a’ quali parea quasi una scomunica, che i loro defunti non fossero più ricevuti nella terra sacra della chiesa: ma quando poi per la mortalissima influenza del vajuolo, che nel 1829 si patì, l’aria della chiesa restò dai molti cadaveri conta-minata, il paroco vinse finalmente ogni contraddizione, e quindi i morti furon sepolti intorno alla detta chiesetta di campagna.

Agricoltura. Il piccolo spazio che in altri tempi seminavasi ora è cresciuto a circa tremila seicento starelli, che contengono le due vidazzoni, e i coloni, che erano due centinaja incirca sono cresciuti a quel numero che abbiamo notato. Se fossero parimente migliorati i metodi! Ma in questa parte le cose sono poco meno che nell’antico stato, e rimarranno finchè non sia nel paese chi erudito in una scuola esperimentale mostri miglior maniera e persuada gli altri del maggior frutto che avranno riformando le antiche maniere, se non gli istromenti. Il Bua credette di avvantaggiare l’agricoltura se avesse potuto sostituire agli aratri sardi i gravi aratri esteri: ma si ingannò in questa parte, ed egli stesso riconobbe il suo inganno, quando vide abbandonati i nuovi istromenti a malgrado della volontà che era nei coloni di fargli piacere. Egli avrebbe più benemerita-to se avesse mandato alcuni giovani in qualche podere modello a imparare le cose necessarie, i quali poi reduci in patria sarebbero stati maestri agli altri in ogni genere di cultura, e nella manifattura de’ vini.

Il monte di soccorso di Oschiri fu in principio dotato di starelli mille di frumento e di lire mille.

Non so quali sieno state le vicende di cotesta azienda, le quali posso supporre infelici per le male amministrazioni; so però che, non sono molti anni, il fondo granatico era ridotto a star. 818, il nummario a lire

238. 9. 6: quindi debbo soggiungere, che la causa maggiore della diminuzione era in un notevole imprestito fatto all’annona d’Alghero.

Lavorasi il terreno con buoi domiti 500 e più, e solitamente si seminano starelli di frumento 1000, d’orzo 400, di fave 60, di legumi 50. La semenza del lino, che si sparge, si computa non meno di star. 100.

La terra è fertilissima in molte regioni, e se le meteore sieno favorevoli fruttifica in modo che resta appagato il desio del colono e compensata la sua fatica. La media della moltiplicazione nel frutto è al 10, nell’orzo è al 14, nelle fave all’8, nei legumi dal 6 al 16. Il lino produce circa 10 mila libbre sarde.

L’orticoltura è ampia anzi che no, e la vegetazione dei generi è felice. I popponi, i citriuoli, i cocomeri, cardi e cavoli ec. non vengono altrove meglio, come pure i pomidoro, che si mantengono vivi fuor della propria stagione, e fruttiferi. Alla grandezza dei frutti è congiunto un gusto assai piacevole.

I pomi di terra per le persuasioni del Bua e del suo successore si cominciarono a coltivare, e per la conosciuta utilità ottengono presentemente cure maggiori.

Il vigneto è posto in una regione distante dal paese non meno di un’ora. La vite era negli altri tempi poco curata, e sebbene la sua cultura sia andata poi sempre crescendo, non pertanto è vero che il prodotto non è ancora alla sufficenza, perchè devesi ogni anno spendere per un supplemento e comprare gran quantità di mosto dai galluresi e dai sassaresi. Si spera che a pochi anni non si avrà più bisogno dell’altrui vendemmia, perchè molte vigne novelle promettono frutto abbondevole.

Gli alberi fruttiferi, che sparsi nelle vigne frondeggiano, sono peri, fichi, albicocchi, peschi, susini e in piccola quantità pomi e mandorli. Egli è evidente che anche questa parte è stata trascurata, e che per una imperdonabile negligenza si son privati di tanta varietà di frutti, che sono una parte del vitto in certi tempi. Ma cesserà poi la ragione di questo rimprovero, e si continuerà nell’incominciato studio d’ingentilire coll’innesto i molti olivastri che si hanno dentro i predi.

Tanche. Il comune di Oschiri è stato uno dei primi che profittarono della benefica legge sulle chiudende, e si può dire che già tre quarti dell’estensione territoriale sono chiusi da muriccie, e producono copioso pascolo principalmente per le vacche, mentre in alcuni tratti rendono lieto il colono del notevole frutto dei seminati. Qui ricorre un’altra ragion d’onore al più volte nominato Bua, il quale seppe far intendere a questo popolo, dove predominavano i pastori, il vantaggio che avrebbero dalle chiusure, e tanto insistette, che finalmente li persuase a formare vere proprietà, ed a restringere lo spazio ai branchi erratici. Se in tutte le altre parti quelli che erano nella medesima posizione avessero operato con eguale zelo e con i mezzi che hanno secondato i saggi provedimenti del governo, sarebbe oramai più estesa la vera proprietà, e non sarebbero accaduti i disordini che sono accaduti nel 1831 e in altro tempo con grave danno di tanti proprietari, che non avean fatto ingiuria nè al pubblico, nè ai privati, e solo avean usato della facoltà accordata dal legislatore.

Pastorizia. Gli oschiresi se si possono ora annumerare ai popoli agricoli hanno ancora merito di esser computati tra’ popoli che studiano alla pastorizia, e si deve dire, che lo fanno con tanta intelligenza, che non si possono mettere secondi ad altri in Sardegna. Il che però non toglie, che quest’arte non sia molto lontana dal grado, in cui è nell’Italia settentrionale, e perchè i metodi non sono molto lodevoli, e perchè si manca delle cognizioni necessarie per assicurare la sanità del bestiame, e migliorarne la razza.

Il territorio è abbondante di pascoli, e sono molti luoghi, dove si potrebbero formare de’ prati, che produrrebbero copia di fieno. Chi sa in qual tempo si vorrà profittare di tante acque, che scorrono per questi salti? Il Bua ha ben meritato anche in rispetto della pastorizia, ma non tutto era possibile a lui, e le riforme non si possono far tutte in una volta massime fra’ sardi, che sono molto restii a cangiare le antiche pratiche.

La quantità del bestiame che educasi dagli oschiresi, è rappresentata approssimativamente ne’ numeri seguenti.

Bestiame manso. Buoi 500, vacche mannalite 100, cavalli 150, majali 200, giumenti 250.

Bestiame rude. Vacche 4500, pecore 6000, capre 2500, porci 1500, cavalle 250.

I salti essendo estesi e pingui, e avendosi nelle ampie tanche pascoli riservati, il bestiame non patisce d’inedia se pur non manchino per molti mesi le pioggie, e l’autunno sia asciutto.

Le vacche e le pecore somministrano molto latte, dal quale si fanno formaggi assai buoni, che sarebbero ottimi e ricercati all’estero, se fossero manipolati con miglior arte.

Gli oschiresi fanno pure gran quantità di butirro, che mandano in vendita nelle città, e porta gran lucro, e vendono spesso al doppio del prezzo che ha nel Piemonte. Parrà incredibile, ma pur è vero, che la massima parte de’ pastori sardi nol san fare, come è parimente vero, che delle cento migliaja di vacche, che compongono i numerosi armenti sardi, appena la quarta parte si mungono.

Apicultura. Potrebbesi nell’oschirese, dove sono tante situazioni felici per la medesima, estenderla tanto, da farne un ramo di lucro considerevole; ma quante cose si possono fare senza grandi cure e spese in questo paese, al quale fu tanto benigna la natura, e non si fanno per negligenza e per ignoranza? Il totale de’ bugni nel territorio oschirese si può portare a 1500.

Commercio. In Oschiri sono alcuni, detti viandanti, i quali spacciano gli articoli pastorali, principalmente il formaggio e il butirro in Sassari con gran numero di capi vivi per la beccheria.

Il superfluo del frumento che si raccoglie, è comprato da’ galluresi del Gemini, o portato in Terranova, nel qual porto si vende gran parte del cacio di primavera.

Il commercio non si fa d’ordinario che nelle belle stagioni, ed è quasi nullo nell’inverno, quando per la difficoltà delle strade fangose, e il pericolo de’ guadi, conviene a’ negozianti restarsene in paese, perdendo le occasioni di utili transazioni.

Gli altri articoli, quelli di manifattura, sono cosa di poca importanza.

Il profitto che gli oschiresi ricavano dalle vendite può sommare per gli articoli pastorali alla complessiva di l. n. 50000, per gli articoli agrari per una media a 25000, per gli altri a 3000.

Ho notato gli impedimenti che avea il commercio per le strade e per i guadi, e soggiungerò, che i medesimi svaniranno a poco a poco. Fra poco darassi principio alla strada provinciale, che cominciando da presso a Toralba, passerà in Oschiri, e correndo sopra le fondamenta dell’antica via centrale, metterà capo nel porto degli aranci, nell’antico seno olbiano, posizione ottima per il commercio, ottimo porto di ancoraggio e di rifugio a’ legni, e luogo salubre per nessun vizio nell’aria per miasmi, insalubre, se può dirsi, per le variazioni atmosferiche che vi sono troppo sentite. Che se molti di quelli che vi furono mandati han succumbuto, ciò è stato per la negligenza delle regole igieniche, che vuole la natura del sito troppo ventilato, le quali se si faccian conoscere, e sieno osservate, avverrà che vi si goda buona sanità in tutti i tempi. Si protegga bene il corpo nel tronco con buone vesti, col panno sardo o con il cojetto, tanto discreditato dagli sciocchi, si tenga nell’interno la lana, si viva con sobrietà, e le malattie non assaliranno gli ospiti, e la morte non ne diminuirà il numero. Bisogna accomodarsi a’ climi, e chi nol fa, chiama il suo danno.

Religione. Gli oschiresi già compresi nell’antica diocesi di Castra, ora sono sotto la giurisdizione del vescovo d’Ozieri.

La chiesa principale è dedicata alla SS. Vergine Maria nella commemorazione della sua purissima concezione. I sardi, come gli altri popoli posti sotto la dominazione spagnuola, fecero giuramento di sangue nel parlamento di difendere questa grazia divina, e la credenza dura sempre vivace.

Fu costrutta dal parroco Gavino Maxia secondo un disegno semplice, e poi adorna della conveniente facciata dal Bua a spese sue, del suo clero, e di alcuni particolari. Il suo successore Pietro Diana la forniva delle cose necessarie.

Amministrasi da un parroco, che ha il titolo di rettore, ed è assistito nella cura delle anime da altri tre preti. Un altro insegna a’ fanciulli nella scuola primaria.

In altro tempo quando Oschiri dipendeva dal vescovo di Alghero, il parroco percepiva intera la decima; ma dopo ristaurata la diocesi bisarchiense, di cui questa parrocchia fu fatta parte, egli diventato vicario n’ebbe solamente un quarto, il rimanente essendo stato attribuito al vescovo, e così ristretto ne’ proventi doveva ancora dare a’ suoi coadiutori una congrua pensione, soggiacere ad altri carichi, e provvedere ai miserabili indigenti. Il Bua, che conosceva l’insufficienza della rendita, volle, quando fu arcivescovo, rappresentare la misera condizione del suo successore, dimostrò la giustizia di assegnarli quanto fosse a sufficienza per la sua onesta sostentazione, e il governo avendo accolta la rappresentanza e fatta proposizione al sommo Pontefice, fu decretato, che il paroco amministrerebbe a proprio nome la chiesa con l’antico titolo di rettore, e dividerebbe la decima col vescovo della diocesi (1834, 13 maggio).

Intorno all’abitato sono le chiese intitolate da s. Demetrio, s. Pietro, s. Stefano, s. Sebastiano; dentro del medesimo l’oratorio di s. Croce; ne’ salti la chiesa di s. Leonardo alle falde del Limbara in distanza di circa due ore; s. Georgio nella stessa direzione, ma lontana solo di un’ora e mezzo, dove credesi fosse un monisterio di Benedettini; la Vergine di Castra nel luogo di questo nome, dove era una casa di monaci; la Vergine di Otti, e s. Michele Arcangelo.

La tradizione popolare porta, che nell’estremità del paese sorgesse nel secolo XII e XIII un convento di monaci sotto la regola di s. Benedetto. Nel sito che si indica vedonsi infatti tali vestigia che paiono comprovare quella memoria sino a noi pervenuta.

Le feste principali sono: 1 per s. Demetrio patrono della popolazione alli 17 ottobre, nella quale si corre il palio dai corsieri di prim’ordine; 2 per la Vergine di Castra due volte all’anno; 3 per s. Michele Arcangelo addì 8 maggio; 4 per la Vergine di Otti; 5 per s. Leonardo. Il concorso alle medesime è numerosissimo, molta l’allegrezza del popolo, l’esultanza dei giovani nelle danze, la gara degli improvvisatori nel canto, la gioja de’ conviti.

Antichità. Sono in gran numero le costruzioni noraciche che si trovano entro il territorio di Oschiri, fra le quali è cospicua quella che dicono Castel Cugadu, perchè pare a prima vista un luogo munito per difesa nella cima di un colle.

Non lungi dal paese è osservabile il luogo detto Monte-Cucu, dove si vedono vestigia d’una gran muraglia noracica, che certamente era la cintura di una fortezza esistita forse in tempi anteriori alla storia.

La perdita del cartaro di viaggio vieta che possa dare una adeguata descrizione; mi ricordo però che l’area compresa era sufficiente allo spazio che vuole una popolazione di 1000 e più anime, e vidi a un lato la foce d’una chiavica.

Potrebbe qui essere stata sede di qualche frazione dei pelarghi che cercarono asilo in quest’isola, e vi edificarono Guruli e altri luoghi.

Nel luogo detto Otti, dove è la chiesa di questo agnome, vedonsi molte vestigie, e si ha dalla tradizione, che ivi sia stato un paese così nominato, il resto del cui popolo ritirossi in Oschiri, e diede a questo paese il suo diritto sopra il proprio territorio.

Abbiamo indicato nelle chiese silvestri quella di Castra, che dista da Oschiri circa un’ora; e ora aggiungeremo che la medesima appartiene a’ monaci di s. Benedetto, dell’abitazione dei quali vedonsi chiare le vestigia.

A mezzo miglio da questa chiesa vedonsi sopra un poggio molte parti dell’antica muraglia che chiudeva il castello di Castra, luogo forte nel tempo dei romani, e sparso di memorie de’ medesimi, monete, corniole ben incise e altre anticaglie preziose. Di questa città abbiam già parlato nel suo luogo, dove potrassi ricorrere.

È tradizione che Oschiri sia stato formato dagli avanzi di Castra; ma è più probabile, che quando i castresi ridotti a pochi abbandonarono il luogo nativo, non cominciarono già, ma piuttosto accrebbero la popolazione di Oschiri.

Credono gli oschiresi che le famiglie, che sono tra essi, cognominate de Castra o de Castro, sieno di quelle che si ritirarono le ultime da quel castello.

In distanza di un’ora dal paese, a ponente, nel luogo che dai molti olivastri fu nominato Monte Olia, in un’eminenza maggiore d’altre circostanti appariscono le vestigia di un nuraghe, e intorno altre costruzioni noraciche, o ciclopiche, o pelasgiche, come piaccia nominarle ad altri, e alla falda della collina in sulla via reale una gran porta composta nei piè retti e nell’architrave di enormi pietre, e quindi lungo la via varii grandi sassi fitti nel suolo.

A 300 passi da questo punto verso Oschiri trovasi una fonte cinta di fabbrica, dalla quale si crede che per un canale si derivasse l’acqua al castello di Castra.

Da questa fonte a Monte Olia si possono vedere scoperte molte antichissime fondamenta.

Nelle tanche prossime a questo monte sono molte cavernette di quelle che ho sempre creduto fatte per depositarvi i cadaveri di persone notevoli.

Ho già indicate tutte le benemerenze del Bua, e prima di chiuder l’articolo spiegherò quelle altre cose, che furono in quest’oschirese degne di lode e i maggiori meriti, pei quali si distinse in luogo più alto e in sfera più larga.

Nato nella classe pastorale da famiglia agiata, mostrò uno spirito superiore allo stato, primeggiò fra i coetanei per ingegno, ottenne un’amplissima dottrina sulle cose sacre, e potè ancora comprendere nel suo animo altre scienze utili. Fu cosa ammirabile, che egli in quell’isola, dove i più erano ancora lontani di tre secoli dalla età presente fosse con pochi altri eletti di paro con gli uomini de’ paesi più culti; ed era ammirabile in lui il desio che sentiva della miglior sorte della nazione, l’ardore a promuover le cose e a eccitare i neghittosi.

Istituito primo sacerdote col titolo di vicario sopra i suoi compaesani intese a educarlo, istruendolo nella morale, inculcando i veri principii, combattendo i pregiudizi, e declamando contro gl’infingardi.

Così nel pulpito. Poi quando trovavasi in mezzo a’ popolani studiava illuminarli sui veri loro interessi, li esortava ai miglioramenti, li guidava negli sperimenti, e per contraddizioni e ostacoli non si stancò giammai. Le sue sollecitudini fruttificarono, ed egli ebbe la consolazione di veder molte cose riformate al meglio.

Comechè in luogo lontano dalla sede del governo, in una terra che era fuor delle vie maggiori, il suo merito non restò ignoto; si ammirò il suo genio, si fe’ plauso al suo zelo e si desiderò che la sua intelligenza e attività potesse in miglior situazione produrre frutti maggiori.

Presentato dal Sovrano al Papa per la sede d’Arborea, il vicario d’Oschiri divenuto arcivescovo d’Oristano e amministratore del vescovado di Nuoro, mostrò di esser degnissimo del posto, e rispose alle grandi speranze che si erano concepite su lui. Sarebbe opera lunga a voler dire quanto egli fece per la religione, per il culto e per preparare alla chiesa sacerdoti pii e illuminati, il seminario d’Oristano compito, quello di Nuoro fondato, l’istituzione dei missionarii, delle maestre pie… Delegato apostolico sopra i regolari compose i turbamenti che eransi destati nella prima delegazione, rivelò quelli che ingiustamente erano stati dimessi, compresse i temerari, e spiegò una prudenza e giustizia che solo i ciechi non seppero vedere. Fu biasimato perchè avesse chiuso alcuni con-ventini, dove non era alcuna osservanza regolare, nè uomini che potessero o sapessero assistere ai parochi

o soffrir l’incomodo di far alcune orette di scuola ai piccoli; ma i più lo lodavano di ciò che facea con ragione e per il maggior bene. Il Bua avrebbe voluto che tutti si occupassero del bene del prossimo e non sapea soffrire i pecchioni.

Nello studio del miglioramento delle cose patrie egli animò tutti quelli che formavano qualche disegno vantaggioso, e li ajutò con tutti i suoi mezzi; egli che intendea la saggezza degli ordinamenti del governo per la prosperità del regno li secondò secondo il suo potere; e se si vinsero molte difficoltà, se si tolsero tanti ostacoli, se si poterono effettuare molte riforme, fu merito del Bua, che interveniva e adoperava le persuasioni e la sua autorità. Io non voglio qui formolare un’approvazione universale, perchè contradirei a me stesso che in alcuni luoghi mostrai contraria opinione alla sua; ma credo poter dire, che se talvolta ingannossi fu perchè considerò le cose da tutti i loro lati e giudicò con adeguate nozioni. Ma chi non erra?

I viaggiatori di distinzione che percorrendo l’isola passavano in Oristano restavano tanto ammirati del-l’alta sua intelligenza, delle sue idee superiori, del suo studio per il bene, quanto incantati del suo spirito, della dignità delle sue semplici maniere e della cordiale e splendida ospitalità. La città di Mariano e di Leonora pareva allora interessante agli esteri; dopo la sua morte i passeggeri la guardano dalla vettura e seguono il corso, perchè non v’ha nella medesima un albergo, dove possano riposare con comodità persone use ai comodi.

La morte vietò che egli potesse compire molti disegni, e fu deplorata in Nuoro ed in Oristano. Il capitolo arborese, composto di persone rispettabili per molte parti, che onoravasi di aver un capo di tanto merito, e lo venerava con quel rispetto di cui era degna la sua autorità, e lo amava con quell’affetto di cui eran degne le insigni sue qualità, credette aver con lui perduto il suo decoro e splendore. Il che io noto in onore degli uomini venerabili di quel corpo, nel desio che sia esempio agli altri la loro officiosa subordinazione, che fu veramente edificante, e la loro consensione unanime, la quale provò la loro intelligenza, e lo studio per il bene della chiesa e per il miglioramento della cosa pubblica.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Oschiri
Febbraio - Marzo: Carnevale Oschirese
Pasqua - Lunedì dell’Angelo: Madonna di Castro e Rassegna Folk. La Madonna, dall’omonimo Santuario, viene portata in processione fino al paese, dove resterà e verrà festeggiata per una settimana. Il sabato successivo il simulacro viene riaccompagnato nella sua chiesa e la domenica si chiudono i festeggiamenti con riti religiosi. 1° domenica di Maggio: Madonna di Othi. Festa campestre con offerta del pranzo a base di prodotti tipici locali.
Maggio (Fraz. San Leonardo): San Leonardo
Fine agosto: Sagra della Panada
9 - 11 Settembre: Festa dei Patroni SS: Lucia e Demetrio
Novembre: Mostra Micologica
8 Dicembre: Torneo di Scacchi “Città di Oschiri" F.S.I.